Celiachia

Celiachia: vera o finta?

E' possibile guarire dalla "Gluten Sensitivity"?

Un tempo, la celiachia era una malattia tipica dei bambini che non tolleravano il glutine, per cui soffrivano di malassorbimento, diventando malnutriti, con un aspetto classico: grande stanchezza, anemia, bassa statura, anoressia, diarrea, mal di pancia, gas intestinale, arresto della crescita, vomito, scarsa massa muscolare, eccessiva magrezza ma con addome globoso, fino anche ad alterazioni dell’umore, irritabilità, apatia, ecc.

 

Questi bimbi, essendo “veri” celiaci, dovevano (e devono) necessariamente eliminare per sempre gli alimenti che contengono glutine, quali frumento, segale, kamut, orzo e altri cereali…
Oggi, invece, sembrerebbe che questa diagnosi sia fatta soprattutto agli adulti, anche se stranamente questi soggetti sono spesso ben nutriti e spesso persino in sovrappeso, la qual cosa appare quantomeno strana, visto che la celiachia è caratterizzata in primis da “malassorbimento”…
Ma è proprio vero che si tratta di celiachia vera?

GLUTEN SENSITIVITY

Evidentemente no, ed infatti oggi si parla di “gluten sensitivity”, cioè di “sensibilità al glutine”.
Così, invece dei bambini emaciati, malnutriti e diarroici, e dunque “veri” celiaci, abbiamo spesso a che fare con persone etichettate come celiache, ma con un aspetto rubicondo, spesso in sovrappeso ed anche stitici.

Ci chiediamo come sia possibile questa contraddizione.

In realtà è possibile, e vi spieghiamo il perché.

Il problema nasce da 2 fattori che condizionano una diagnosi sbagliata:

La maggior parte della gente soffre, oggi, di sintomi legati all’apparato digerente, quali colite, gonfiore, meteorismo, flatulenza, difficoltà digestive, eventuale stipsi…
Questo comporta solitamente anche altri sintomi quali malessere generale, stanchezza, ansia o depressione, ecc.
È evidente che tali soggetti, dopo aver consultato inutilmente medici di tutti i tipi, senza risolvere il problema, siano poi costretti ad approfondire ulteriormente la cosa, e prima o poi decidano di fare le analisi della celiachia, magari consigliati anche da un medico.

Purtroppo, molto spesso queste analisi risultano positive, e a quel punto “scatta” la diagnosi di celiachia, con tutte le conseguenze immaginabili (niente pane, pasta, pizza, dolci, ecc. ecc.).
Inoltre, comincia la caccia ai cibi “gluten free”, oggi sempre più di moda.
Ma quegli esami sono davvero probanti?
Lo si dà per scontato, ma in realtà non è così, e vedremo tra poco il perché.
Qualcuno dirà che la diagnosi è esatta non solo perché lo hanno detto gli esami, ma la “prova del nove” è rappresentata dal fatto che in tanti stanno meglio.
Noi rispondiamo che anche la “prova del nove” ha le sue pecche, e più avanti spieghiamo anche questo.
Intanto parliamo dei test e delle analisi…

Il secondo fattore che crea confusione, dicevamo all’inizio, sono le analisi. In fase preliminare si fanno eseguire, in genere, degli esami per la ricerca di anticorpi, che sono in genere gli anticorpi antigliadina, gli anticorpi antiendomisio e anti-transglutaminasi.
L’altro esame, più invasivo, è l’endoscopia con l’esame istologico dei villi intestinali.
Il problema di fondo è che è molto probabile che molte persone risultino positive almeno a uno di questi test, ma questo non significa che siano celiaci o malati di “gluten sensitivity”.
La nostra ventennale esperienza con le patologie tiroidee ci ha insegnato che moltissime persone hanno gli anticorpi anti-tiroidei elevati, senza che questo comporti una patologia tiroidea.
Inoltre, nel caso della celiachia, il fatto che molti possano essere positivi ad un marker dipende anche dal fatto che gli alimenti contenenti glutine sono in genere di bassa lega, visto che il frumento dozzinale è avvelenato fin dalla semina, per cui è logico che chi mangia troppi cibi commerciali a base di questo frumento di bassissima lega (ai più giovani ricordiamo la tragedia di Seveso, nel 1976, con la diossina proveniente dai diserbanti del grano).

CONCLUSIONI

La premessa è che tutti sono d’accordo, persino l’Associazione Italiana Celiachia, nel distinguere i “celiaci veri” da chi ha la diagnosi di "Gluten Sensitivity non celiaca".

Detto questo, possiamo tranquillamente affermare che, se è vero che la celiachia “vera” non si può guarire, è altrettanto vero che si possono facilmente guarire le persone che soffrono di Gluten Sensitivity, anche quelle che sono state etichettate come tali soltanto per aver avuto qualche disturbo e aver fatto analisi che hanno evidenziato un marker positivo (tiroide docet).

Come non basta avere un anticorpo tiroideo positivo per essere etichettati a vita come “malato di tiroidite di Hashimoto” con destino finale ineluttabile verso l’ipotiroidismo, allo stesso modo non basta la positività di un anticorpo anti-glutine per essere etichettato come celiaco o sensibile al glutine, e di conseguenza messo in castigo per tutta la vita.

È evidente che qualche soggetto adulto sia davvero fortemente intollerante al glutine, e allora è bene toglierlo, ma è altrettanto vero che molti altri soggetti possono essere guariti con facilità grazie alla Medicina Biologica Integrata.

LA CURA DELLA “GLUTEN SENSITIVITY”  
CON LA MEDICINA BIOLOGICA INTEGRATA

La cura della sensibilità al glutine con la Medicina Biologica, come accade per tutte le altre malattie, parte dal presupposto che non si va a curare la singola malattia, ma la “Persona” nella sua globalità, partendo innanzitutto una reale diagnosi causale (check-up funzionale) che evidenzi eventuali squilibri energetici o metabolici o nutrizionali e, successivamente, andare a rimuovere e curare tali squilibri, grazie alle varie tecniche di cura facenti parte del vasto campo delle terapie della Medicina Biologica.
Questa prassi consente di ottenere una “reale guarigione” della Persona, con la conseguente scomparsa di tutti i sintomi.

Ad esempio, nel sito potrete trovare moltissimi esempi di cura di persone che erano state etichettate come malati di “tiroidite di Hashimoto”, con anticorpi alti o altissimi, alle quali persone sarebbe stato dato un ormone per tutta la vita.
Grazie alla Medicina Biologica e al Metodo Broussais del dr Simeone, tutte queste persone, anche dopo 20 anni, hanno una tiroide perfetta, NONOSTANTE gli anticorpi alti.  
Questo tipo di approccio alle malattie da parte della Medicina Biologica è universale, nel senso che per poter affermare di saper curare una persona è necessario partire dalla cura della persona stessa, e non dai suoi sintomi.

La testimonianza che segue dimostra quanto sia vero questo paradigma.

    MI SENTO UN'ALTRA...   

 

-------------Messaggio originale---------------
Oggetto: Re: terza mail
Data: Fri, 7 Dec 2012 22:54:00 +0000 (GMT)
Mittente: Barbara …………b.@yahoo.it
A: Centro Medico François Broussais

Caro dott. Simeone,
grazie
Sono felice di aver ricevuto tutto il materiale , mi dispiace che il corso sia finito............
Le voglio raccontare che ho incontrato ieri amici che non vedevo da qualche mese, e si sono complimentati per quanto mi hanno trovato bene: più distesa, più vitale, pelle luminosa, sguardo vivo, addirittura ringiovanita. mi hanno chiesto:  ma che hai fatto? sei proprio bella.... ti sei innamorata? Macché....! Allora fai le punturine??? Neanche..... FACCIO la cura del dott. Simeone!!!
E da quando ho scoperto l'acqua calda...sono rinata, mi sento un'altra!!!!!!!!!!!!!!
Per circa 10 anni ho girato fra medici/ analisi /erboristi/esperti di tutti i tipi possibili, con risultati deprimenti. Pure i markers tumorali mi sono voluta fare, per quanto mi sentivo a pezzi, senza una ragione. Ancora un pò e andavo pure dallo stregone, magari ci capiva meglio, o perlomeno mi risparmiavo la solita manfrina sull'ipocondria,  o sull'età che avanza: belle pretese, aspettarsi di sentirsi energici. Mica ho più 20 anni, noooo?

Insomma...  che altro dire?
GRAZIE!  Un saluto affettuoso, Barbara